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Un altro blog di nilocram

Una lettera al ministro Valditara su educazione civica, costituzione e democrazia

Quella che potete leggere qui sotto è una lettera scritta da Giancarlo Burghi, docente del liceo Torquato Tasso di Roma e indirizzata al ministro dell'istruzione e del merito prof. Giuseppe Valditara.

La lettera fa riferimento alle Linee guida sull’insegnamento dell’educazione civica inviate dal ministro all'inizio dell'anno scolastico e ci presenta un'idea dell'educazione civica, della Costituzione e della storia che evidentemente non è quella del ministro.

Mi ritrovo pienamente nei contenuti della lettera, la condivido e vi chiedo di diffonderla. Consideratela il mio augurio per il nuovo anno.


Lettera del prof. Giancarlo Burghi, del liceo Torquato Tasso di Roma. 18 dicembre 2024

Egregio Ministro, Le scrivo di nuovo dalla desolazione della “trincea”: quella in cui ogni giorno, con le studentesse e gli studenti, combattiamo l’eterna guerra contro la semplificazione e la superficialità. Oggi, però, le scrivo per ringraziarla delle Linee guida sull’insegnamento dell’educazione civica che ci ha inviato all’inizio dell’anno scolastico. Da oggi abbiamo un punto fermo nel nostro lavoro di docenti ed educatori: ci dirigeremo nella direzione esattamente opposta a quanto ci indica. L’educazione civica, secondo lei deve «incoraggiare lo spirito di imprenditorialità, nella consapevolezza dell’importanza della proprietà privata». In modo quasi ossessivo nel documento traccia l’idea di una sorta di “educazione alla proprietà ”. Ma cosa dovremmo farci di questo slogan vuoto? Stiamo oltrepassando finanche il senso del ridicolo, andando oltre la teoria delle tre “i” di berlusconiana memoria (inglese, impresa, internet).

Ai nostri studenti, signor Ministro, l’articolo 42 della Costituzione lo leggiamo e lo spieghiamo: «La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge […] allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere [..] espropriata per motivi di interesse generale “. Dice proprio questo la Costituzione! Però non si ispira a Pol Pot ma alla dottrina sociale della Chiesa, al cristianesimo sociale di Giorgio La Pira e Giuseppe Dossetti.

Nelle Linee guida Lei continua, poi, con l’affermazione di sapore thatcheriano, ma in realtà generica e vuota quanto la prima, per cui dovremmo insegnare che «la società è in funzione dell’individuo (e non viceversa)». Vede Ministro, se le dovesse capitare di sfogliare la Costituzione italiana scoprirebbe che il termine “individuo” semplicemente non compare. E questo perché la rinuncia a questo concetto (l’angusto “io” paleo-liberale chiuso nella rivendicazione egoistica dei propri diritti) faceva parte del patto tra i social-comunisti e i cattolici democratici, che lo sostituiscono con la nozione di “persona” che indica «il singolo nelle formazioni sociali» in cui solo si può realizzare.

La questione della patria, che lei intende come appartenenza identitaria e suggerisce di mettere al centro dell’educazione civica, merita da sola una prossima lettera. Mi consenta però di farle notare che, se sfogliasse la Costituzione, scoprirebbe che il termine “patria” compare solo una volta (perché Mussolini lo aveva profanato e disonorato) e per di più non ha niente a che fare con “i sacri confini nazionali” da difendere o l’italianità quale identità da salvaguardare contro la minaccia della sostituzione etnica. La patria è il patrimonio dei padri e delle madri costituenti, vale a dire le istituzioni democratiche non separabili dai valori costituzionali: l’eguaglianza, la libertà, la pace, la giustizia, il diritto di asilo per lo straniero «che non ha garantite le libertà democratiche» . I patrioti non sono quelli che impediscono lo sbarco dei migranti, ma coloro che ogni giorno testimoniano il rifiuto della discriminazione . Cosi come patrioti non erano i fascisti che hanno svenduto la patria a Hitler e l’hanno profanata costringendo milioni di italiani ad offendere altre patrie, ma i membri dei GAP (che non erano i “gruppi di azione proletaria” come ebbe a dire, per dileggio, Berlusconi), ma i “gruppi di azione patriottica (appunto), che operavano nella Brigate Garibaldi dei patrioti comunisti italiani, protagonisti della Resistenza quale secondo Risorgimento.

Ci consenta di formare i nostri studenti ispirandoci a chi di patria si intendeva: non a Julius Evola o Giorgio Almirante, ma a Giuseppe Mazzini che ha ripetuto per tutta la vita che la patria non è un suolo da difendere avidamente ma una «dimora di libertà e uguaglianza» aperta a tutti: «Non vi è patria dove l’eguaglianza dei diritti è violata dall’esistenza di caste, privilegi, ineguaglianze. In nome del vostro amore di patria, combattete senza tregua l’esistenza di ogni privilegio, di ogni diseguaglianza sul suolo che vi ha dato vita. (Dei doveri dell’uomo). Mazzini non contrapponeva la patria all’umanità, ma la considerava il mezzo più efficace per tutelare la dignità di ogni essere umano: «I primi vostri doveri, primi almeno per importanza, sono verso l’ Umanità. Siete uomini prima di essere cittadini o padri. […] In qualunque terra voi siate, dovunque un uomo combatte per il diritto, per il giusto, per il vero, ivi è un vostro fratello: dovunque un uomo soffre, tormentato dall’errore, dall’ingiustizia, dalla tirannide, ivi è un vostro fratello. Liberi e schiavi, siete tutti fratelli. (Dei doveri dell’uomo)

E ci consenta, da educatori democratici, di trascurare le sue Linee guida, per illuminare le coscienze dei giovani con le parole di don Milani: «Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri».

Egregio Ministro, dal momento che la costruzione di una cittadinanza consapevole avviene anche attraverso l’esercizio della memoria storica e civile, Lei ci ha inviato a una circolare con cui ha bandito un concorso per le scuole con lo scopo di celebrare la «Giornata Nazionale delle Vittime Civili delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo». Il titolo del concorso: «1945: la guerra è finita!» Incredibile! Il 25 aprile 1945 che, prima dell’era Valditara, era semplicemente e banalmente la «liberazione dal nazifascismo» ora diventa un momento della «Giornata Nazionale delle Vittime Civili delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo». Cosa dovrebbero ricordare le giovani generazioni nella sua bizzarra idea di memoria civile? Ecco il suo testo: «il popolo che ha subito sulla propria pelle gli orrori di quel tremendo conflitto, dai bombardamenti degli alleati alle rappresaglie nazifasciste [equiparati!] fino agli ordigni bellici inesplosi che, nei decenni a venire, hanno continuato a produrre invalidità e mutilazioni». E tutto per andare «al di là della tradizionale lettura vincitori-vinti», opposizione che attentamente sostituisce quella di antifascisti/liberatori e fascisti. Si tratta dunque, secondo lei, di ricordare una guerra tra tante, quasi un ineluttabile evento naturale in cui tutti sono cattivi (i liberatori, gli aguzzini e i partigiani) e dunque tutti ugualmente assolti nel tribunale della neostoria.

Del resto, Ministro, devo darle atto di una certa garbata compostezza sulla memoria del 25 aprile. La sua sottosegretaria (la nostra sottosegretaria all’Istruzione) Paola Frassinetti la Festa della Liberazione l’ha festeggiata al campo 10 del Cimitero maggiore di Milano per onorare i volontari italiani delle SS. E’ immortalata in un video in mezzo a un drappello di camerati che sfidano, tra insulti e minacce, alcuni manifestanti antifascisti. Frassinetti si lascia andare alla rabbia ed esclama “ma vai aff…”. Sempre a proposito di Linee guida per l’educazione civica… Da sottosegretaria del suo Ministero Paola Frassinetti, il 28 ottobre del 2024, anniversario della marcia su Roma, ha celebrato il “fascismo immenso e rosso”. Capisce, signor Ministro, perché ci sentiamo soli nella trincea? E perché le ho detto che è “passato al nemico” (il nemico è la parzialità, la manipolazione, la contrapposizione faziosa). Ma noi siamo combattenti testardi. Non avendo capi politici da lusingare, la nostra coscienza e la Costituzione antifascista sono le nostre uniche e inderogabili “linee guida” da seguire nel formare cittadine e cittadini liberi e consapevoli. Egregio Ministro, spero che queste parole non mi costino quella decurtazione dello stipendio che ha inflitto a un mio collega per aver pronunciato delle parole che Lei non ha gradito. Sarebbe non solo grave ma anche di cattivo gusto anche perché di recente insieme ad altri ministri lei lo stipendio ha cercato di aumentarselo.

P. S. Le sue Linee guida stanno conseguendo i primi risultati. Qualche giorno fa uno studente che aveva studiato la divisione dei poteri di Montesquieu ha osservato che se un ministro fa una manifestazione sotto un tribunale per difendere un altro ministro sotto processo viola la separazione dei poteri. Aggiungendo che un ministro non è un semplice cittadino ma un membro dell’esecutivo, cioè di un potere dello stato. Gli ho risposto che ha ragione e gli ho dato un ottimo voto in educazione civica.

Con cordialità Giancarlo Burghi

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La dieta di Babbo Natale

di Cyrille Largillier

Testo originale: Le régime du Père Noël

https://cyrille.largillier.org/sitewp/2023/04/19/le-regime-du-pere-noel/

Testo distribuito con licenze Creative Commons by-sa et Art Libre

Una traduzione babbonatalizia di nilocram

La dieta di Babbo Natale

Il 10 dicembre è una giornata nuvolosa sopra il Polo Nord. Tuttavia, c'è molto traffico nell'aria. Dai quattro angoli del Paese arrivano slitte trainate da renne di ogni tipo. E in ognuno di questi veicoli volanti siede uno dei tanti Babbi Natale la cui missione è portare doni ai bambini e agli adulti di tutto il mondo. A causa della visibilità ridotta, si verificano alcuni tamponamenti. Fortunatamente il carrozziere abituale dei Babbi Natale è a pochi passi da lì e riuscirà a riparare in fretta i danni.

Questo giorno è un momento speciale per tutti i Babbi Natale. È il giorno della visita medica. Ogni Babbo Natale deve farsi visitare dal medico per verificare se è in grado di lavorare nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.

Babbo 235 – ogni Babbo Natale ha un numero unico che è anche inciso sulla sua slitta e sul suo sacco – aspetta pazientemente il suo turno. È molto fiducioso, perché è in gran forma. Si è allenato tutto l'anno per essere fisicamente pronto per dicembre.

Il medico lo chiama. Inizia a visitarlo, controlla i riflessi, la vista e l'udito. Tutto sembra a posto, ma il dottore non parla. Babbo Natale 235 comincia a stupirsi di questo silenzio. Gli applica lo stetoscopio al cuore e ai polmoni. Ancora nessuna parola. Babbo Natale 235 si preoccupa. La visita si conclude con la pesatura: 86 chilogrammi.

Il medico si siede dietro la scrivania e finalmente apre bocca.

“Lei è in perfetta salute, Babbo 235”.

Babbo Natale tira un sospiro di sollievo per questa diagnosi. È rassicurato.

“Ma”, continua il dottore, ”la bilancia ha confermato quello che temevo quando ho visto la sua silhouette quando lei è arrivato.”

-Cioè?

-Lei pesa solo 86 kg.

-E allora?

-Beh, il regolamento è estremamente chiaro a questo proposito. Un Babbo Natale deve pesare almeno 100 kg per svolgere la sua missione.

-Non ne avevo idea. Nessuno ci ha mai parlato di questo criterio.

-Come ha visto nella sala d'attesa, tutti i Babbi Natale superano abbondantemente i 100 kg. Quindi non c'è mai stato bisogno di menzionare questa condizione. Non c'è bisogno di dirlo.

-Ma è terribile, come farò?

-Il regolamento impone di pesare 100 kg il giorno della distribuzione dei regali. Quindi ha ancora la possibilità di mettere su un po' di peso. Non tutto è perduto. Ci vediamo la mattina del 24 dicembre. Se non è ingrassato abbastanza, dovrà cedere il tuo posto a uno dei suoi colleghi, anche se ha già molto da fare.

Babbo Natale 235 lascia la visita medica deluso. Deluso, ma anche un po' arrabbiato. Che norme idiote! Ha lavorato tanto per rendere il suo corpo un po' più atletico in modo da poter distribuire più facilmente i regali, ma ora dovrà fare il contrario. Tutti quei sacrifici per niente! Mentre torna a casa, fa un rapido calcolo. In media, dovrà ingrassare di un chilo al giorno se vuole fare il suo giro.

Arrivato a casa, racconta il suo terribile problema a sua moglie, Mamma Natale 235. Lei è un'ottimista per natura. Non si lascia abbattere dalla notizia.

“Molto bene, prendo io in mano la situazione.

-Che cosa hai intenzione di fare?

-Non farò molto. Ma d'ora in poi ti metterai a dieta.

-Una dieta? Non credo che tu capisca. Dovrei ingrassare, non perdere peso.

-Al contrario, ho capito perfettamente il problema. Dovrai fare una dieta per ingrassare!

-Una dieta per ingrassare?

-D'ora in poi mangerai gli alimenti più dolci possibili. Anzi, iniziamo subito con uno spuntino. Mamma Natale 235 tira fuori dalla credenza torte, focacce, marmellate, creme e dolci. Suo marito ne mangia a volontà, finché non ne può più. Ma poiché il suo corpo non è abituato a un tale assalto di zuccheri, lo stomaco molto presto gli fa male. Non si sente affatto bene. Tanto che deve vomitare tutto quello che ha appena ingoiato.

Non ingrasserà certo grazie a questo pasto. Per di più, non si sente bene.

Nella settimana successiva, Mamma Natale 235 gestisce meglio il graduale aumento di prodotti zuccherati nella dieta del marito. Lui non beve più un goccio d'acqua, che è stata sostituita da bibite e succhi di frutta. Ogni pasto si conclude con uno o più dolci. E per tutto il giorno mangia delle caramelle prese dai due pacchetti che tiene nelle tasche della giacca.

Il 17 dicembre è arrivato il momento di fare il punto della situazione. Babbo 235 è di nuovo in mutande, nervoso davanti alla bilancia del bagno. La sua dieta sta funzionando? Mette sopra un piede e poi l'altro. I numeri si stabilizzano. Verdetto: 92 kg. Si riveste, perplesso. Da un lato, è riuscito a mettere su sei chili in sette giorni. Ma dall'altro, non è ancora a metà strada. Se continua con lo stesso ritmo, può dire addio alla sua consegna dei regali.

La moglie gli suggerisce di passare a una fase più estrema della sua dieta per ingrassare. D'ora in poi, niente più verdure verdi. Le sostituisce con cibi ricchi di amido a volontà. Naturalmente, questi devono essere accompagnati da una salsa e da una grande quantità di grassi: olio o burro, o entrambi contemporaneamente.

Per aumentare le loro probabilità di successo, raccomanda al marito di mangiare grandi quantità di formaggio. Il tutto mantenendo la stessa quantità di prodotti zuccherati mangiati alla fine della prima settimana. È un bene che abbia preparato tutti gli ordini dei regali nelle settimane precedenti, perché passa le giornate a mangiare. Non appena finisce un pasto, ne inizia un altro.

La mattina di venerdì 24, è il giorno del verdetto finale per Babbo Natale 235. Sarà in grado di fare il suo giro? Nervosamente, si reca dal medico. Sarà riuscito nella sua scommessa di guadagnare i quattordici chili mancanti in quattordici giorni? Sale le scale che portano allo studio medico. Si sente senza fiato. Il medico lo aspetta, lo saluta, gli chiede di spogliarsi e di salire sulla bilancia.

Babbo Natale 235 esegue. Appoggia un piede con ansia. Posiziona il secondo. Ma non fa a tempo a vedere il risultato che si sente male. Il suo cuore, circondato in troppo pochi giorni da troppi grassi e troppi zuccheri, si è appena fermato.

Il medico gli pratica immediatamente un massaggio cardiaco che fa ripartire il suo cuore. Ma Santa 235 è in coma. Impossibile svegliarlo. I vigili del fuoco arrivano e lo portano all'ospedale più vicino.

Il 27 dicembre, in una stanza d'ospedale, Babbo 235 apre gli occhi per la prima volta dopo tre giorni. Sua moglie gli è accanto. Lui si sente perduto.

“Che cosa è successo? Cosa ci faccio qui?

-Il tuo cuore non ha retto alla dieta per ingrassare. Ti sei sentito male e sei rimasto in coma fino ad oggi.

-E la mia consegna dei regali?

-Non preoccuparti, tutti i bambini della tua zona hanno ricevuto i loro giocattoli.

-Come ci siete riusciti?

-Dopo il tuo incidente, il medico ha chiesto una riunione d'emergenza dell’assemblea dei Saggi. Tutti i Babbi Natale in pensione che compongono l'assemblea si sono riuniti entro un'ora. Il medico ha spiegato la stupidità e la pericolosità di questo regolamento. Ha aggiunto che queste regole non avevano senso, che non erano quelle che rendevano un Babbo Natale buono o cattivo. E ha concluso così: “Le leggi dovrebbero essere pensate per migliorare la vita delle persone, non per metterla in pericolo”. Il suo appello ha convinto l'assemblea, che ha deciso di abolire il regolamento. Ora non è più necessario pesare più di cento chili per essere un Babbo Natale buono. E non è nemmeno necessario essere un uomo. Anche le Mamme Natale adesso, possono fare il loro giro annuale. Dato che conosco bene le tue renne e la tua slitta e ti ho aiutato a preparare il piano di volo, ho facilmente convinto i saggi che ero la persona più adatta a sostituirti immediatamente”.

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Eduardo Galeano, La historia que pudo ser

EduardoGaleano

Cristóbal Colón no consiguió descubrir América, porque no tenía visa y ni siquiera tenía pasaporte. A Pedro Alvares Cabral le prohibieron desembarcar en Brasil, porque podía contagi ar la viruela, el sarampión, la gripe y otras pestes desconocidas en el país. Hernán Cortés y Francisco Pizarro se quedaron con las ganas de conquistar México y Perú, porque carecían de permiso de trabajo. Pedro de Alvarado rebotó en Guatemala y Pedro de Valdivia no pudo entrar en Chile, porque no llevaban certificados policiales de buena conducta. Los peregrinos del Mayflower fueron devueltos a la mar, porque en las costas de Massachusetts no había cuotas abiertas de inmigración.

Eduardo Galeano, Bocas del tiempo, 2004

Bocas del tiempo

La storia che avrebbe potuto essere

Cristoforo Colombo non riuscì a scoprire l'America perché non aveva il visto e nemmeno il passaporto. A Pedro Alvares Cabral vietarono di sbarcare in Brasile perché avrebbe potuto diffondere il vaiolo, il morbillo, l'influenza e altre malattie sconosciute nel paese. Hernan Cortés e Francisco Pizarro rimasero con la voglia di conquistare il Messico e il Perù, perché non avevano il permesso di lavoro. Pedro de Alvarado in Guatemala venne respinto e Pedro de Valdivia non potè entrare in Cile perché non avevano i certificati di buona condotta rilasciati dalla polizia. I pellegrini del Mayflower vennero restituiti al mare, perché sulle coste del Massachusetts non c'erano più quote d'immigrazione disponibili.

Eduardo Galeano, Le labbra del tempo, Sperling & Kupfer, 2006

La historia que pudo ser letta da Eduardo Galeano

Eduardo Galeano · La Historia Que Pudo Ser

#Letture #Galeano #LatinoAmerica #migranti #storia #colonialismo

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José Saramago, Responsabilità

Le miserie del mondo sono lì e ci sono solo due modi di affrontarle: o pensare che non ne abbiamo colpa e perciò stringersi nelle spalle e dire che non è in nostro potere porvi rimedio – e questo è sicuro –, oppure accettare che, anche quando non è in nostro potere risolverle, dobbiamo comportarci come se lo fosse.

José Saramago La Jornada, México, 3 dicembre 1998

Responsabilidad Las miserias del mundo están ahí, y sólo hay dos modos de reaccionar ante ellas: o entender que uno no tiene la culpa y por tanto encogerse de hombros y decir que no está en sus manos remediarlo –y esto es cierto –, o bien asumir que, aún cuando no está en nuestras manos resolverlo, hay que comportarnos como si así lo fuera”.

José Saramago La Jornada, México, 3 de diciembre de 1998

L'illustrazione di Daniel Paz è tratta dal suo blog: https://danielpaz.com.ar/blog/2010/06/jose-saramago-1922-2010/

#Saramago #letture #responsabilità

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Scuola di felicità per eterni ripetenti

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Questo è l'inizio del primo capitolo del libro di Enrico Galiano Scuola di felicità per eterni ripetenti, Milano, Garzanti 2022 Parla di quello che succede dentro una classe e di quello che possiamo imparare noi che ci insegniamo.

Buona lettura!

Mi chiamo Enrico, e sono un insegnante.

Il primo giorno in cui ho messo piede in una classe non avevo idea di cosa stessi facendo. Ancora oggi ogni tanto mi capita: ma solo nelle giornate migliori.

Sono le giornate in cui mi rendo conto che insegnare è solo una piccola, piccolissima parte di un gesto molto più grande, molto più lungo, molto più difficile: quello di imparare.

Sono le giornate in cui arrivo lì con un’idea molto precisa in testa, oggi farò questo e quello, poi spiegherò così e colà, e poi – bastano una domanda, uno sguardo, una parola diversa spuntata fuori all’improvviso – la lezione diventa tutta un’altra cosa, io divento un’altra cosa, e non sono più seduto su una cattedra, ma mi ritrovo catapultato in mezzo ai banchi a prendere appunti, a stravolgere quello che avevo sempre dato per scontato, a riempire di parole un quaderno vuoto. Credevo di sapere e invece ero tabula rasa, sono sempre stato tabula rasa.

È questo che ti fanno, loro.

#letture #scuola #istruzione #EnricoGaliano #studenti

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In classe entra una cipolla

In classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso.

Guardateli, ecco che arrivano, il corpo in divenire e la famiglia nello zaino.

Ivana Paganotto, “Un Portolano per orientare l'agire a scuola”, in Animazione sociale n.254 giugno/luglio 2011, p.55

#scuola #istruzione #studenti

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...la belessa

Su un tram ho visto in faccia la bellezza

Una poesia di Franco Loi

Sü ‘n tram û ‘ist in faccia la belessa, un tram südâ, de cappell e giacch, de impiagâ cuj face de la tristessa, e de dònn grass, de bamburín cuj tacch; û ‘ist la faccia che ghe brusava el cör in ‘na Milan che la slisava aj fracch de câ indurment, de òmm che par che mör, de auto, buss, sirèn e gas ne l’aria, e ‘stu scappà del temp föra del vör… L’era ‘na faccia franca, lüs ne l’aria, nel rídd al blö di öcc culur del vent, un vestî flosc d’un rösa che par svaria al trèm del corp al tucch del sentiment… Mî l’u beüda nel bèll del sò vardà e lé s’è fada festa tra la gent.

Da: Amur del temp, Crocetti, Milano 1999

Su un tram ho visto in faccia la bellezza, un tram sudato, di cappelli e giacche, di impiegati con le facce della tristezza, e donne grasse, e ombelichi sui tacchi; ho visto la faccia che le bruciava il cuore in una Milano che scivolava tra mucchi di case addormentate, di uomini che sembrano morire, di auto, bus, sirene e gas nell’aria, e questo fuggire del tempo oltre la volontà… Era una faccia franca, luce nell’aria, nel ridere blu di occhi color del vento, un vestito floscio d’un rosa che pare cangiante al tremare del corpo al tocco del sentimento… Io l’ho bevuta nel bello del suo guardare e lei si è fatta festa tra la gente.

Ripreso da: La bottega del Barbieri

Franco Loi Franco Loi , poeta milanese

Per ascoltare la sua voce: uno speciale su RaiPlaySound

#poesia #letture #FrancoLoi #Milano

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Toti Scialoja, Un tarlo alla gola del Furlo

Ormai vive in disparte il vecchissimo tarlo laggiù nelle Marche, alla gola del Furlo, ma sempre fa un piccolo urlo, se il sabato corro a trovarlo.

Toti Scialoja, da Versi del senso perso

Una foto della gola del Furlo

La gola del Furlo, un posto davvero magico

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Anno nuovo... nuovo blog su Zaclys

Per cominciare bene, partiamo da Virginia Woolf: “Hanno amato leggere”.

Testo citazione di Virginia Woolf

#letture #blog #podcast #VirginiaWoolf #Zaclys

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